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sabato, 12 novembre 2005

C attive

Collettivo femminile

C.S.A. GoDzilla


IL COLLETTIVO FEMMINILE c-attive nasce nellinverno 2004, al c.s.a. godzilla, in seguito allesigenza di affrontare tematiche di genere.

Nella stagione politica passata, le c-attive, hanno organizzato incontri culturali riguardanti :

  • La storia del femminismo.

  • Le donne della resistenza partigiana.

  • Campagna di sensibilizzazione a favore della p.m.a. (procreazione medicalmente assistita) in occasione del referendum elettorale.

  • Corsi di alfabetizzazione e di lingua italiana per i cittadini extracomunitari.

  • Adozioni a distanza.


le c-attive si propongono di informare e sensibilizzare il territorio su realtadiverse, promuovere progetti artistici e culturali.



postato da: attive alle ore 18:59 | link | commenti
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Nessuno che sia schiavo del corpo è libero

Intorno al corpo si concentrano credenze, pregiudizi, falsi miti, che storicamente sono stati responsabili dell'atteggiamento culturale di popoli e epoche. Il corpo possiede caratteristiche fondamentali che lo rendono facilmente oggetto di considerazioni, critiche e influenze culturali: in primo luogo è nostro tramite immediato nel contatto con il mondo, facilmente visibile e prima parte di noi ad essere conosciuta dagli altri; in secondo luogo si modifica visibilmente e costantemente durante la nostra vita, rendendo pubbliche quelle fasi di cambiamento estreme che ci conducono dalla nascita, all'infanzia, all'adolescenza , fino all'età adulta e alla vecchiaia.

Il corpo visto lungo un continuum è dunque la rappresentazione esterna dei cambiamenti umani, comune a tutti gli individui, e per questo immediatamente riconosciuto e condiviso come naturale ed "ovvio".

La superficiale familiarità che ognuno di noi ritiene di avere col proprio e altrui corpo fa sì che risulti perfettamente naturale, soprattutto nella nostra cultura, avere da un lato, un modello di riferimento "ideale" di bellezza caratterizzato da canoni rigidi e immodificabili, che prescindono dal naturale processo bio-fisiologico di crescita, dall'altro la convinzione di poter controllare, modificare, cancellare e ricostruire ciò che del corpo non ci piace, in ogni momento e in ogni situazione.

L'appartenenza alla cultura occidentale determina di per sè l'adozione spesso inconsapevole ed acritica dei modelli proposti attraverso la capillare diffusione di simboli di bellezza "ideale", associati ad "appetitosi" richiami quali ricchezza, potere, felicità, benessere, appartenenza ad una speciale elite e via discorrendo.

La comunicazione di massa si è da tempo impadronita dei temi riguardanti immagine corporea e bellezza, contribuendo a creare e diffondere gli stereotipi ben noti su corpo e immagine. La cultura mediatica facilita e sveltisce la diffusione di messaggi ambivalenti e spesso contrastanti intorno ai temi del benessere, della salute e dell'aspetto fisico ideale. Se da un lato la pubblicità e la televisione diffondono come ideale un'immagine corporea magra e essenziale per la donna, tonica e asciutta per l'uomo, dall'altro la lotta al GRASSO in quanto tale è incalzante ed incessante, creando un vero e proprio fenomeno di stigmatizzazione.

I soggetti più sensibili a tale influenza sono gli adolescenti ed i giovani in genere, che cercano la conferma della loro identità individuale mediante il riconoscimento nell'altro.

Nel corso dei secoli si sono succedute mode diverse, con l'alternarsi ciclico di magrezza, opulenza, o franca obesità come canoni estetici di riferimento. Da sempre gli sforzi compiuti dalla società per adeguarsi sono stati notevoli ed appannaggio quasi esclusivo del sesso femminile. Se diamo uno sguardo al passato possiamo individuare un’ideale dell’immaginario maschile occidentale di valore della bellezza, inevitabilmente legata al sesso e alla passività che dalla filosofia di Kant, attraversa i quadri di Ingres e Matisse, fino ad approdare al mito contemporaneo della linea perfetta, o meglio della taglia 42.

Seguendo questa linea interpretativa, l’autorevole filosofo tedesco, nelle sue Osservazioni sul sentimento del Bello e del Sublime, associando la bellezza al femminile e il sublime alla razionalità propria del maschile, realizzerebbe una cesura, tale da rendere inconciliabili bellezza e intelligenza. "Se l’intelligenza è monopolio maschile, le donne che osano appropriarsene saranno private della loro femminilità"

Ne deriva l’impossibilità per la donna di avere fascino grazie alla sua cultura e alle sue doti intellettive, e la conseguente esaltazione della bellezza, ridotta a mera esteriorità.

"La donna ideale di Kant è senza parole": questo il filo rosso che ci guida alla scoperta di celebri immagini di odalische, ritratte da Ingres e Matisse, che traducono la bellezza in nudità silenziosa e passiva in modo tale che si potrebbe affermare, senza risultare eccessive, che l’immagine sia l’arma principale usata dagli occidentali per dominare le donneI

L’attenzione spasmodica alla bellezza fisica rappresenta una vera e propria trappola per la donna occidentale, che è costretta a percepire l’età come una svalutazione e a dedicare quindi le sue energie migliori alla cura della propria immagine, senza poter mai vincere, naturalmente, la sfida contro il tempo.

Nell'ultimo trentennio è andata quindi affermandosi la magrezza femminile come ideale sia estetico che morale, poiché al corpo esile e scattante sono stati attribuiti valori quali ambizione, organizzazione, potere, autoaffermazione sociale, prima nei paesi occidentali poi in tutti i paesi raggiunti dalla nuova tipologia femminile. Tale tipologia risulta essere un mosaico di valori e aspettative culturalmente attribuiti nelle società passate al genere maschile, e risulta impoverita di tratti femminili precedentemente ritenuti classici (aspetto materno, docilità, sottomissione, accudimento, etc..).

L'affermazione del nuovo ideale estetico ha dunque simboleggiato un importante cambiamento nel ruolo della donna all'interno della società e questa situazione ha promosso la diffusione dei disturbi del comportamento alimentare.

I modelli estetici femminili attualmente ritenuti ideali sono noti anche alle bambine in età prepubere e vengono da queste considerati un normale modello da seguire, conforme al proprio tempo e alla propria società; spesso le bambine se interrogate in merito esprimono paura del grasso nonché il desiderio di iniziare una dieta, così come tendono ad assimilare più facilmente i comportamenti ed i pensieri relativi alla dieta e all'immagine corporea diffusi continuamente dai media e/o adottati dai familiari. È stato inoltre dimostrato che il confronto fra il proprio aspetto e quello di modelli stereotipati di bellezza rappresentati da top model o fotomodelle ritratte sui giornali provoca una diminuzione del tono dell'umore nella maggioranza di soggetti di sesso femminile. Le adolescenti in particolare riferiscono di essere influenzate dai giornali nella scelta del loro ideale di bellezza, nel pensare di mettersi a dieta o nel provare a perdere peso. Ci sono inoltre relazioni strette fra lettura di riviste e inizio di una dieta dimagrante o di un programma di esercizio quotidiano: chi legge più riviste appare più incline a cimentarsi in programmi di dieta o di esercizio.

Questi dati impongono serie riflessioni sui rapporti tra individuo e media come potenziali fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare.

Innanzitutto è da segnalare il gran numero di riviste femminili il cui target specifico è rappresentato dalle giovani adolescenti, che pubblicano in ogni numero decine di pagine dedicate ad aspetto e forma fisica, elargendo a piene mani consigli su come effettuare una dieta dimagrante dai risultati strepitosi o su cosa fare per migliorare la propria immagine.

Il “problema” del corpo, tale è diventato, è diffuso Ovunque :creme per schiarire la pelle vendute come se fossero dentifricio in Africa e in Asia, madri americane che fanno rimuovere chirurgicamente le costole delle figlie di otto anni in modo che non debbano più preoccuparsi delle diete, bambine di cinque anni a Manhattan che assumono rigorose posture yoga per non mettere in imbarazzo i genitori in pubblico con il loro aspetto troppo paffuto, ragazzine che vomitano e digiunano nelle isole Fiji e in ogni angolo del mondo, donne coreane che cancellano l´Asia dalle loro palpebre.

Il corpo non appartiene più alle donne, ma a chi decide a quale modello debbano uniformarsi. A chi stabilisce quanto deve pesare. A chi manda a sfilare modelle vagamente più in carne del solito, ma rende assai poco allettanti gli abiti che superano la taglia 46. Ai registi e autori televisivi. A coloro che scoprono l´ombelico delle bambole. A chi disegna bronci seducenti alle under ten della pubblicità.





«Abbiate il coraggio di AMARE IL VOSTRO CORPO. SMETTETE DI AGGIUSTARLO. Non è mai stato rotto».




postato da: attive alle ore 18:52 | link | commenti (3)
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LA   BELLEZZA 

Ben poco di carminio ha la sua faccia è di smeraldo povera la gonna -la sua Bellezza è l'amore che dàE' proprio ciò che la rivela mia.

Emily Dickinson 

La società ed i media ci portano a pensare che la Bellezza sia un valore assoluto ed abbia canoni ben precisi, giunti fino a noi dalla notte dei tempi.

In primo luogo si può discutere sul fatto che la Bellezza sia o meno un valore. E’ indubbio che il primo impatto che si ha di una persona sia quello legato al suo aspetto fisico, ma poi emergano gradualmente nuove caratteristiche che vanno ad aggiungersi a quella prima superficiale impressione, a volte capovolgendola completamente.

Per questo la bellezza non ci pare un vero valore.

Ma ancora di più siamo convinti che non esista un ideale di bellezza e tanto meno esso coincida con quello che la moda ci propone come tale.

Per questo faremo un breve viaggio nella "Storia della Bellezza" e nei suoi canoni, dalla notte dei tempi al oggi, per mostrare quanto essi siano sempre stati influenzati dalla cultura e dalla società dell’epoca e, in particolare per quanto riguarda quella femminile, quanto essa sia legata alla posizione della donna nella collettività.

LA VENERE PRIMITIVA

Avete senz’altro visto, nei libri di storia, le statuette che rappresentavano l’ideale di bellezza per l’uomo primitivo. Il volto della donna era appena abbozzato, il massimo dell’evidenza era dato alle forme tipiche della femminilità, il seno e soprattutto i fianchi ed il ventre, esageratamente rigonfi.

Ma la venere primitiva rappresentava la donna – madre, la donna incinta. Infatti era quello il suo compito nella società, partorire figli per la comunità, poiché la mortalità era altissima. I piccoli villaggi vivevano sempre il rischio dell’estinzione ed occorrevano braccia maschili per procacciare il cibo e difendere dagli attacchi di altri gruppi limitrofi e ventri femminili per assicurare nuove generazioni.







LA BELLEZZA FARAONICA

Nell’Antico Egitto si davo notevole importanza alla cura del proprio corpo, prerogativa delle caste superiori.

La pulizie iniziava con un bagno profumato, durante il quale gli uomini e le donne si frizionavano con il natron ( fango del Nilo) , si proseguiva poi con una esfoliazione di suabu ( impasto di ceneri ed argilla, una specie di maschera per la pelle dei giorni d’oggi) e con un massaggio a base di oli profumati). Il trucco veniva usato per sottolineare gli occhi e le vene delle tempie e del seno per esaltare il magnetismo d’insieme del viso e corpo sapevano emanare.

Le rappresentazioni che sono giunte fino a noi rappresentano una figura snella, ma non emaciata, in cui le curve tipiche del corpo maschile (spalle accentuate) e femminile ( seno ed anche i fianchi) sono ben disegnate, infatti siamo ancora in una società in cui il ruolo rilevante femminile era quello della maternità.

Gli antropologi ne hanno dedotto che gli antichi egizi amavano il loro corpo e lo curavano regolarmente. Non si evidenziano rigidi canoni di bellezza relativi alla struttura fisica.

I PALLORI DEL GINECEO

Nella Grecia di Omero (XII – VIII a. C.) l’ideale di bellezza risiede nell’armonioso accordo fra le parti ed il tutto. Se in corpo è imperfetto per migliorarlo si ricorre agli esercizi ginnici, gli unici in grado di restituire la bellezza naturale, non viziata da artifici o trucchi.

Ciò nonostante la bellezza femminile gode della tutela della dea Afrodite, armoniosa e dolce, e di Pandora, traditrice e fatale. Per questo le donne che si truccano distruggono, come Pandora le armoniose leggi della natura. Non va dimenticato che quella greca è una società maschilista, considerazione confermata dalla presenza dei ginecei.

A Sparta, Licurgo aveva bandito i cosmetici e vietato l’uso dei belletti per il corpo, ritenuti responsabili della corruzione della morale femminile. Ad Atene le donne sono confinate nei ginecei e la loro carnagione viene apprezzata solo se è di un pallore estremo. Alla moglie è vietato di uscire e di partecipare ai ricevimenti, la sua bellezza ed il suo corpo sono considerate quasi una proprietà personale del marito.

Malgrado quella greca fosse una società così evoluta dal punto di vista politico e culturale, relegava la donna tra le mura domestiche ed al ruolo di proprietà del marito, la sua bellezza era un attributo per compiacerlo.

LA MATRONA DELL’ANTICA ROMA

A rigidità dei costumi femminili della Gecia, si contrappone la liberalità romana.

Se la donna dell’epoca repubblicana ( V – I secolo a. C.) era semplice e riservata, la matrona dell’Impero ( a partire dal 29 a. C.) utilizza copiosamente creme e cosmetici.

La cura della persona inizia sempre col bagno ed i massaggi, ad opera degli schiavi, ma non viene disdegnato alcun tipo di artificio che possa migliorare l’aspetto, come l’infoltimento della capigliatura con inserzioni di capelli indiani (scuri) o germanici ( biondi o rossi) anche di colore diverso rispetto a quelli naturali – esempi di toupet o meches dell’epoca -.

La matrona dell’impero è opulenta nelle forme, carica di trucco e di gioielli, vestita in modo ricco e sfarzoso, come opulenta, ricca e sfarzosa era la Roma imperiale.

Non per niente il termine "forme matronali" viene indicato per indicare un corpo femminile con le curve molto accentuate ed anche un po’ appesantite.

La moglie di un nobile romano doveva rappresentare la ricchezza e la generosità del marito. Chi meglio di una donna, matronale ed ingioiellata, che si mostrava ai clientes ed alla gente comune in una preziosa lettiga trasportata da schiavi, meglio se esoticamente nubiani, poteva essere uno valido status symbol ?

LA MADONNA MEDIOEVALE

Il progressivo declino del paganesimo e la caduta dell’Impero romano comportano un cambiamento nel rapporto dell’uomo con il proprio corpo e nel concetto di Bellezza.

In tutto il Medioevo, il peccato di Eva è destinato a gravare sul destino delle donne ed a condannare i loro corpi come fonte di peccato. Il processo di cristianizzazione coincide con il trionfo del pudore e dell’austerità. I Padri della Chiesa condannano bagni e belletti; inoltre l’invasione dei barbari crea un clima di paura ed incertezze, che lasciano poco spazio alla cura del proprio corpo e dell'aspetto.

La donna perde il suo ruolo di status symbol, perché ogni mondanità è considerata peccato e torna al suo precedente compito di perpetuatrice della specie.

E come tale, solo la bellezza virginale viene ammessa, bellezza pura e casta, perché è tra le giovani vergini che l’uomo deve scegliere la propria sposa.

Una volta maritata, la bellezza femminile sparisce; deve sparire perché sarebbe solo fonte di peccato.

La concezione dell’epoca si rispecchia nei canoni di bellezza: il corpo deve essere acerbo ed esile, per dimostrarne la casta immaturità di bambina ( le ragazze venivano sposate giovanissime, appena adolescenti), con il seno appena abbozzato ( per questo la moda proponeva abiti che lo nascondessero fino a farlo quasi scomparire), ma il ventre sporgente, prospettiva di un futuro fecondo come madre.

LA BELLEZZA NEL RINASCIMENTO

La nuova apertura culturale tipica del Rinascimento modifica notevolmente il concetto di Bellezza, che non viene più considerata una vanità che allontana l’uomo dalla salvezza eterna. Al contrario Agnolo Firenzuola scrisse nel 1578: "La bellezza è il dono più grande concesso da Dio all’umana creatura, poiché grazie alla bellezza eleviamo lo spirito alla contemplazione…"

Si ha anche una rivalutazione della donna, prima con la "donna angelicata" del Dolce Stil Nuovo, poi con la Signora ammessa a partecipare alle riunioni delle corti, in cui intervenivamo letterati e poeti.

Il Rinascimento è anche il periodo dei grandi architetti e dei grandi pittori. Il corpo diventa un frammento architettonico, la bellezza si configura in base a canoni geometrici, a rapporti proporzionali, sequenze matematiche e simboliche. Il corpo della donna deve possedere tre attributi bianchi (carnagione, denti e mani), tre rossi (labbra guance e unghie) e tre neri (occhi, ciglia e sopracciglia). La bellezza sta nell’armonia segreta delle parti.

Boccaccio, Ariosto e Tasso descrivono le loro eroine secondo tali canoni, mentre Raffaello e Tiziano li dipingono nei loro volti femminili.

L’ECCESSO BAROCCO

L’armoniosa eleganza rinascimentale si gonfia sempre di più, sino alle esagerazioni del Barocco. Questo accade in tutti i canoni estetici, non solo quelli architettonici.

Il Rosso diviene il colore dominante, nel trucco e negli abiti, impreziositi sino all’eccesso dalla raffinatezza dei tessuti ( velluti, broccati…), troppo carichi di trine e dorature.

Le forme femminili sono procaci e provocanti, evidenziate da scollature generose, bustini strettissimi a sottolineare la vita, imbottiture ad arrotondare i fianchi.

La bellezza barocca è una bellezza matura, piena e maliziosa, la cui femminilità non è volta al ruolo di moglie o madre, ma a quello di dama corteggiata e disinibita

L’esatto contrario della fanciulla medioevale.

 

L’OTTOCENTO, DUE CONCEZIONI A CONFRONTO: ROMANTICISMO E BORGHESIA

L’ideale romantico

L’ideale di bellezza proposto dal romanzo gotico di fine Settecento e poi ripreso dal Romanticismo coinvolge uomini e donne degli ambienti artistici.

La "musa romantica" rivela la dimensione occulta di questa corrente, secondo la quale al mondo reale se ne affianca un altro, parallelo ed infernale. Nei salotti letterari dell’epoca sono molto apprezzati i volti pallidi ed affilati. La tisi è infatti la malattia che determinava la maggior mortalità nel periodo, soprattutto in quella parte della popolazione che viveva in case malsane e mal riscaldate. Gli artisti vivevano ai margini della ricca società borghese, e ne disprezzavano gli agi ed i privilegi. Nacque così la stretta relazione tra artista e malato, per cui la "musa romantica" era pallida, dagli occhi enormi e febbricitanti, le labbra coralline a contrastare con il biancore del volto, ma soprattutto la caratterizzava l’espressione sofferta ed ispirata. Un chiaro esempio di tale ideale si ritrova in Mimì, la sfortunata protagonista de "La traviata" che muore di tisi tra le braccia dell’amato.





La ricca signora borghese

Questo secolo registra, dal punto di vista economico e politico, l’affermazione definitiva della Borghesia, come classe più dinamica e rampante nella scalata al potere.

Positiva, pratica, efficiente perno della famiglia è l’ideale di donna borghese. Graziosamente paffuta, senza nulla di mascolino, appare il ritratto della femminilità e della salute. Ha le spalle rotonde e piene, la schiena pesante, mani piccole e paffute, il volto tranquillo e sorridente. A trionfare è la sua carne, simbolo di benessere sociale e di maternità riuscita. La sua bellezza è un dovere, come pure quella dei figli, spesso ritratti accanto alla madre, anch’essi sereni e paffuti come lei, un riconoscimento del successo economico del marito.

Non manca però di libertà ed è ben valorizzata nella società: è mediamente istruita, si dedica ad azioni di beneficenza, accompagna il marito a teatro ed ai riceventi, i figli in villeggiatura nelle stazioni termali.

IL NOVECENTO: IL CORPO CHE VERRA’

Il nuovo ideale estetico di inizio secolo

Con l’avvento del nuovo secolo, cadono molti dei pudori che avevano sino ad allora nascosto il corpo femminile, che inizia a scoprirsi non solo nell’intimità della camera nuziale.

Il democratizzarsi della vacanze, i bagni al mare, le cure termali, e le attività sportive, portano la donna a mostrarsi in pubblico meno coperta; inoltre, assieme alle riviste femminili, avvicinano la donna ad una vita più dinamica ed alla pratica dello sport, sia per il benessere fisico che per migliorare l’aspetto. Se fino ad allora nei canoni di bellezza femminile erano banditi i muscoli, indici di mascolinità o di lavoro manuale, ma le forme dovevano essere morbide e rotonde, ora invece inizia ad essere apprezzato il fisico atletico anche nelle donne.

La borghese sedentaria e pienotta, lascia il posto ad una femmina scattante, autonoma, pronta a lottare per i propri diritti civili e politici e per una libera scelta della maternità. Appaiono le donne-liana, con i corpi flessuosi come giunchi ed i muscoli tonificati dall’esercizio fisico.

E’ proprio in questo periodo, gli anni trenta, che si inizia ad identificare magrezza con bellezza e successo sociale. Attenzione però che la "magrezza" dell’era dei telefoni bianchi e delle dive del cinema muto, non è né eccessiva né scheletrica, è piuttosto morbida ed elegante.

La maggiorata

Non sarà comunque il canone della donna-giunco l’unico del secolo. Negli anni della seconda guerra mondiale e nell’immediato dopo-guerra, anni di grande povertà, distruzioni e lutti, torna (e non a caso) l’ideale della donna piena e maggiorata, estremamente femminile.

Questo ideale, con alti e bassi è arrivato sino ai giorni nostri anche se ad esso si è affiancato quello della modella.

La modella

Altissima, sottilissima, elegantissima, la modella incarna l’ideale di molte ragazze, anche se non pare riscuotere lo stesso successo nel pubblico maschile, messo in crisi da una donna che lo sovrasti di mezza testa, troppo eterea ed impersonale.

Eppure è quello il modello che molte ragazze si prefiggono di raggiungere con la dieta e soprattutto e quello il modello che le riviste patinate ed i media forniscono spesso come rappresentante la donna di successo, la donna che ha vinto nella vita.

Modello quanto mai falso.

Esistono molti altri modi, ben più durevoli nel tempo, per affermarsi nella vita, pensate alle menagers il cui aspetto fisico non corrisponde certo a quello proposto nelle copertine patinate delle riviste femminili. Oppure ai ritratti della donne che hanno lasciato un segno indelebile della loro esistenza, scienziate, letterate, donne fortemente impegnate in politica o nel sociale, sono tutte caratterizzate da una notevole personalità, magnetismo, non sempre eleganza. Non hanno nulla in comune con ciò che ci viene proposto da certe riviste e trasmissioni televisive. Sono volti vissuti, che portano le tracce di un’esistenza intensa, non immagini di belle bambole.

CONSIDERAZIONI FINALI

Abbiamo visto che non esiste un canone di Bellezza Assoluta, in ideale che abbia attraversato i tempi, immutabile ed al di sopra della consuetudini e del modo di vivere.

Al contrario, ci siamo accorti che i canoni di bellezza sono strettamente legati alle epoche ed alla situazione economica e sociale di un popolo.

Nei periodi più poveri, in cui la mortalità era alta, l’ideale di bellezza femminile richiama sempre la maternità, perché è questa l’unica che può assicurare la sopravvivenza della comunità nelle generazioni. Ecco quindi l’ideale di donna robusta e dalle curve femminili fortemente accentuate.

Lo stesso ideale caratterizza quelle società in cui la donna è considerata soprattutto moglie e madre, o addirittura una proprietà del marito, la sua pienezza nelle forme diventa status symbol del successo economico del capo famiglia.


postato da: attive alle ore 18:43 | link | commenti
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